SALUTE

La salute è uno stato di equilibrio totale della persona: fisico, energetico, mentale, emotivo, tale per cui la stessa è libera, secondo la propria volontà e consapevolezza, di esprimere il proprio potenziale e capacità, ovvero di raggiungere il massimo del proprio sviluppo umano.

Hahnemann diceva che nello stato di salute la persona “sente” bene e agisce “bene”, ovvero la sua percezione e comportamento sono proporzionati e corrispondenti alla realtà.

Ciò che ci consente di rimanere in salute è l’ENERGIA VITALE, che permette di regolare le funzioni dell’organismo ed equilibrarlo in risposta alle aggressioni fisiche o psichiche, ci permette di mantenerci vivi in un permanente equilibrio con noi stessi ed il nostro intorno.

Un sintomo fisico, mentale o emotivo è un allarme che ci segnala la disarmonia del principio vitale.

L’omeopatia ha l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio dell’energia vitale e come conseguenza di ciò scompaiono o si riducono anche i sintomi della malattia, senza sopprimerli.

Una persona quando si cura ad opera del “simillimum” riferisce un cambio importante nella sua vita, un cambio nel quale si sente liberata da molti dei vincoli, “catene” che la bloccavano, in una percezione e comportamento non corrispondente alla realtà.

MALATTIA

L’omeopatia considera la malattia come una perturbazione dello stato di salute causato dalla disarmonia del principio vitale che anima l’organismo. I sintomi che presentiamo non sono la malattia ma solo una sua espressione nel piano, fisico, mentale o emotivo della persona.

Questa disarmonia ha una doppia origine: l’influenza dei fattori esterni sull’organismo e la predisposizione di tale organismo ad ammalarsi.

L’autentica cura si ottiene solamente quando si risana anche la suscettibilità individuale ad ammalarsi.

La malattia ognuno di noi la esprime con caratteristiche diverse peculiari della propria individualità. Ogni singolo caso di malattia è diverso e unico, perché diverso ed unico è il paziente che la soffre.

Nella persona quando si ammala avviene un cambiamento che coinvolge la sua totalità.

Hahnemann diceva che nello stato di malattia la persona “sente” male e agisce “male”, ovvero si ha una “falsa percezione” della realtà e quindi il comportamento risultante non è adeguato alla stessa.

La malattia è sempre un limite, un vincolo, un blocco, alla libertà della persona.

 

L’ IDEALE DI GUARIGIONE

L’omeopatia classica o unicista tende come obiettivo più elevato a dissolvere la “falsa percezione della realtà” a ristabilire il modo corretto di sentire e di agire della persona – SALUTE – ciò è possibile per l’azione di riequilibrio dell’ l’Energia Vitale alterata – Malattia – ad opera del rimedio “simillimum”.

L’ideale di guarigione dell’Omeopatia è che la persona ammalata recuperi il suo equilibrio, e sia libera di sviluppare tutto il potenziale di crescita e di maturazione che c’è naturalmente, in ciascuno di noi.

Questo è ciò che Hahnemann chiamò “raggiungere gli alti fini dell’esistenza”.

 

MALATTIA e FALSA PERCEZIONE

Fonte: La Sostanza dell’Omeopatia. (Rajan Sankaran)

 

La malattia è uno stato di esistenza espresso sia come stato mentale sia come sintomi fisici.

Lo stato mentale spesso è sentito come stress. Lo stress non nasce da realtà esterne (anche se sembra che vada così), ma dal modo individuale con cui ciascuno di noi percepisce le situazioni esterne che vive.

Pertanto, la verità è che la realtà esterna non è la ‘causa’ della maggior parte degli stress e conflitti che viviamo.

Se considerassimo delle situazioni estreme della vita od osservassimo le realtà esterne più difficili, in quei momenti raramente troveremmo dentro di noi dei conflitti. In realtà, in situazioni del genere sembra quasi che si sappia cosa sta succedendo e anche che cosa si deve fare esattamente (è noto a tutti che l’incidenza di suicidi e di malattie mentali cala in tempo di guerra).

Per esempio, se va a fuoco la casa di una persona, nella sua mente sorgono pochi conflitti. Si sa cos’è meglio fare e lo si fa. Si potrebbe dire che, dentro, c’è una certa unità e armonia. È come se, in circostanze del genere, un’unica voce interiore ci dica cosa fare. È raro che ci sia una disputa o un tumulto interiore in quei momenti.

Faccio un altro esempio.

Se una persona è inseguita da una bestia feroce, non ha due opinioni su quale azione intraprendere. Non ci si deve preoccupare della situazione, ma concentrarsi sull’azione e fare semplicemente qualcosa! Potremmo affermare con sicurezza, quindi, che in una situazione veramente difficile, in cui il problema è chiaramente esterno, la mente sembra sapere in modo innato ‘cosa’ fare e sembra arrivare persino a sapere ‘come’ farlo.

Allora, in che modo o in quali circostanze nascono lo stress o il conflitto?

Essi entrano in gioco quando la realtà esterna è significativamente diversa dalla percezione personale o interiore di quella realtà. Davanti a tale differenza fra le realtà interna ed esterna, l’unità e l’armonia interiori (che erano così evidenti negli esempi citati sopra) cessano di essere possibili e al loro posto la persona prova dualismo e conflitto. È come se sentisse due voci: una che dice ‘quello che (in realtà) è’, l’altra che esprime distintamente la sua percezione interiore di ‘quello che è’, che è completamente diverso dai fatti della sua realtà esterna.

Per esempio, una persona che è ricca, sembra oggettivamente che non possa avere delle preoccupazioni economiche sostanziali. Eppure, se la sua percezione interiore o individuale è quella di essere, nonostante la sua agiatezza, bisognoso ed economicamente insicuro (un errore di confronto fra la realtà esterna e le proprie percezioni), sentirà dentro di sé due voci in contraddizione fra loro. È questa disputa interiore, questo conflitto interno, che porta lo stress.

Consideriamo ad esempio un altro caso, quello di una ragazza che si sente continuamente rifiutata dal mondo intero. Oggettivamente ha dei genitori che le vogliono bene, le associazioni a cui appartiene si prendono anch’esse cura di lei, eppure ella si culla nella sensazione che nessuno la ami. Soggettivamente si sente non amata. La voce della realtà esterna (‘quello che è’) è in contraddizione con quella della sua ‘realtà interiore’ (cioè quello che percepisce lei dalla situazione). Queste due voci contraddittorie le creano scompiglio e stress a tutti i livelli.

Si potrebbe quindi dire che ciò che percepiamo come stress o conflitto in qualsiasi situazione ha poco a che fare con ‘quello che è’ (la situazione esterna) e molto con ‘quello che sembra che sia’ (il nostro modo individuale di vedere e sentire la situazione).

Quando la nostra percezione personale è molto diversa dalla situazione reale, soffriamo in realtà di una ‘Falsa Percezione’ della realtà, che colora le cose facendocele apparire in un certo modo.

Potremmo paragonarlo a mettere un paio di occhiali con le lenti colorate che ci fanno vedere tutto dello stesso colore.

Una Falsa Percezione è come mettere tutta la vita degli occhiali con lenti colorate e non toglierseli mai. Vediamo tutte le situazioni allo stesso modo, dello stesso colore, fino a quando non diventa una cosa normale per noi. Tutti i giorni percepiamo noi stessi e il nostro mondo in quel modo.

È chiaro, quindi, che alla base di uno stress o di un conflitto sta una Falsa Percezione della realtà.

Ora vorrei spiegare un po’ meglio il meccanismo dello stress.

In una qualsiasi situazione, la mente e il corpo hanno prima di tutto la tendenza a percepire la situazione, poi a valutarla in termini di sopravvivenza. A quel punto sappiamo come adattarci e reagire. In un certo senso, è un processo automatico. Quando, per esempio, un insetto ci punge, i sensi lo percepiscono e automaticamente agitiamo la mano per colpire l’insetto. Non c’è conflitto, non c’è dualismo. C’è l’azione che si compie in quel momento. La situazione è percepita e la risposta è concretizzata in modo adeguato e proporzionato. La mente e il corpo lo percepiscono e reagiscono direttamente alla realtà così come essa è.

Il fatto o la situazione passano senza lasciar alcuna traccia o conseguenza. Dal punto di vista dell’adattabilità, questa è una reazione sana, libera di avvenire nel momento in cui la mente e il corpo sanno ciò che fanno e come farlo.

Tornando all’esempio della casa che va a fuoco, è una situazione in cui si possono provare ansia e paura, ma sono emozioni proporzionate al fatto ed evocano risposte specifiche e appropriate. Scompaiono quando la situazione torna normale. Il caso è diverso, però, se una persona agisce seguendo la propria Falsa Percezione. Allora non è capace di vedere la realtà e tende, invece, a vedere la situazione a modo suo, colorando o sfumando tutto attraverso il filtro della propria Falsa Percezione. La sua reazione diventa inappropriata o sproporzionata alla situazione che gli si presenta. C’è qualcosa che gli ritorna in mente: ricordi del passato, cose che sono successe tempo prima, numerose situazioni, ciascuna delle quali aveva gli stessi colori e le stesse sfumature di quella attuale. Inoltre, la situazione di adesso conferma e riafferma la sua falsa percezione e gli rimane ancor più profondamente impressa nella memoria per il futuro. Questo ‘modo di percepire falsamente la realtà’ fa sì che una parte di lui sia incapace di vivere nel momento attuale, nella realtà attuale, e tuttavia un’altra parte di lui è incapace di negare quella realtà, ‘quello che è veramente’. Il dualismo fra ‘quello che è’ e ‘quello che viene percepito’ gli provoca un profondo conflitto. Ne risulta lo stress. Alla base di uno stress ci sono quindi una percezione e una reazione inappropriate, e non la situazione vera e propria. …… continua……

 

 “Lezioni di omeopatia” di J. Tyler Kent

Fonte: http://www.omeopatianet.it/index.php?option=com_content&view=article&id=622:lezioni-di-omeopatia-di-j-tyler-kent&catid=20:articoli-di-omeopatia&Itemid=54

E’ interessante leggere un altro punto di vista sul significato della malattia e del suo sviluppo. Per questo vi proponiamo questo estratto del testo: “Lezioni di omeopatia” di J. Tyler Kent

“Chi è malato e deve recuperare la salute, è l’uomo, e non solo il suo corpo e i suoi tessuti. I sintomi dei malati non sono altro che il linguaggio della natura, che esprime con precisione, e mostra chiara come la luce del sole l’intima natura del malato. Con i metodi della medicina ufficiale è necessario che venga formulata una diagnosi prima che si possa stabilire una cura, ma nella maggior parte dei casi la diagnosi non può essere formulata prima che gli effetti della malattia si siano resi evidenti; solo quando verranno colpiti gli organi si dirà che il corpo è affetto da malattia, ma in realtà la malattia era presente fin dall’inizio. Tutto è solo questione di impostazione metodologica, o si prendono in considerazione i risultati della malattia, o già fin dall’inizio si prendono in esame le cause. Non c’è niente che esista senza una causa. Gli organi non sono l’uomo. L’uomo viene prima degli organi. Dal principio alla fine, la malattia e la cura devono seguire lo stesso ordine: dall’uomo agli organi e non viceversa. Si ha quindi il dovere di guarire non solo gli effetti della malattia, ma la stessa malattia. Le modificazioni tissutali riguardano il corpo e sono l’effetto della malattia, non sono la malattia. Disse una volta Hahnemann: non esistono malattie, ma solo malati. Chi ritiene che i risultati della malattia siano la stessa malattia e si aspetta di sopprimere la malattia rimuovendo quelli, è privo di senno. Ogni persona ha la malattia che aveva quando è nata. Le cose che è possibile vedere, come le modificazioni dei tessuti hanno un’importanza minima nella scelta della cura, al contrario, quando si percepisce nel paziente, il suo modo di muoversi e di agire, le sue funzioni e sensazioni, sono altrettante manifestazioni di quello che si sta svolgendo nell’economia interna dell’organismo. Una condizione di disordine manifesta all’uomo la propria natura attraverso i segni e i sintomi, ed è su questi che deve basarsi la cura. Le alterazioni dei tessuti non indicano il rimedio e perciò dobbiamo imparare ad osservare i sintomi che precedono l’anatomia patologica, a risalire all’inizio vero e proprio. Se non sappiamo niente dell’inizio della malattia, non possiamo curare gli esiti di essa in modo intelligente.

Hahnemann aveva indicato con energia vitale, un’unità di azione presente nell’intero organismo. Nella prima edizione del suo Organon scriveva: deve esistere, in medicina, un principio di guarigione; l’intelligenza ne ha il presentimento. L’armonia è il risultato del principio o legge.

La causa vera delle malattie è da attribuirsi esclusivamente alla rottura dell’equilibrio di questa energia vitale. Ciò che rivela all’esterno i segni e i sintomi della malattia è un disordine delle attività dell’uomo interiore, una mancanza di equilibrio. Il principio vitale immateriale, la sostanza semplice pervade l’organismo in ogni sua parte: nello stato di malattia l’organismo è invaso dal disordine, in ogni sua cellula e in ogni sua parte. Proprio in concomitanza con l’inizio di questo sconvolgimento si hanno delle modificazioni nelle sensazioni che consentono all’uomo di riconoscere tale inizio, inizio che si verifica molto prima di qualunque alterazione oggettiva visibile del corpo. Se nella parte interna dell’uomo non agisse nessun influsso perturbatore, l’uomo non presenterebbe mai alcun sintomo. Quando tutte le funzioni vengono esplicate nell’ordine più perfetto, non si ha coscienza del proprio corpo, questo significa trovarsi in una condizione di libertà. Quando l’individuo non si trova in una condizione di libertà, dice: sento. Questo disturbo proveniente dalla causa invisibile provoca modificazioni delle sensazioni e delle funzioni corporee. Non c’è nulla che l’uomo possa avvertire e che sia privo di finalità, perché nell’universo non esiste niente d’inutile. Perciò queste sensazioni morbose rivelano l’esistenza di un disordine. Quasi tutte le condizioni dell’organismo umano che vengono definite malattie, nei trattati medicina, non sono malattie, bensì risultati di una malattia. Per curare una persona bisogna ripercorrere la sua storia e trovare i sintomi che la rappresentano in una condizione di malattia, non i sintomi che rappresentano i tessuti in una condizione che è il risultato della malattia. Tutte le malattie curabili sono accompagnate da segni e sintomi che servono a farle riconoscere; lo scopo di questi è di simboleggiare la condizione di disordine della forza vitale all’interno dell’uomo, affinché il terapeuta possa leggerla e comprenderne la natura. Questa rappresentazione simbolica in un’epoca di ignoranza, e di materialismo, è come erba seminata in un terreno pietroso: non c’è nessuno che sia in grado di capire e di afferrare il significato di tali rappresentazioni. Il quadro della malattia è sempre presente, già formato, sempre in attesa di una persona abbastanza intelligente da osservarlo e da intenderne il significato. Tutte le malattie note all’uomo esistono inizialmente nella forma della sostanza semplice, di qualcosa di invisibile che non può essere scoperto attraverso analisi o al microscopio. La causa della malattia è nota solamente dagli effetti della stessa malattia. Tutto ciò che può essere visto, osservato al microscopio è solo un esito finale, un risultato. E’ impossibile che si verifichi una malattia nelle sue manifestazioni soggettive e oggettive se non attraverso una trasformazione dinamica, energetica. Il disordine vitale può essere trasformato in ordine solo per mezzo di una forza simile, come qualità, alla forza vitale. Ecco perché solamente i rimedi energetici sono in grado di guarire la vera causa delle malattie. I comuni medicamenti ponderali (non energetici) agiscono solamente sul piano dei tessuti e sugli effetti patologici: essi non possono che interessare gli effetti, le conseguenze della malattia. E’ questo il motivo per cui, necessariamente, l’uomo può essere curato esclusivamente con medicamenti attenuati fino ad essere simili alla natura o alla qualità della causa patogena. Più la similitudine sarà perfetta fra i sintomi del medicamento e quelli del malato, più il risultato terapeutico sarà ideale. L’unico metodo che consenta di applicare vantaggiosamente i medicamenti alla malattia è il metodo omeopatico.